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MARKETING TERRITORIALE: SERVE PROGRAMMARE di Roberta Bianchi

12509613_10206975653622507_8039474799059418264_nL’accentuarsi dei fenomeni di globalizzazione da una parte e dall’altra la crisi che ha colpito la vocazione industriale del nostro territorio hanno sviluppato consapevolezza rispetto alla reale possibilità di creare un volano economico basato sulle potenzialità locali: la ricchezza ambientale del nostro territorio, la vocazione sportiva, i prodotti tipici, musei e siti di interesse artistico.

Questo volano però viaggia un po’ a singhiozzo con forti accelerate solo in occasione dei grandi eventi d’interesse internazionale o durante i mesi di migrazione turistica dal Nord Europa verso altre mete. Spesso il marketing territoriale è confuso con le più semplici attività di promozione e con l’organizzazione di grandi eventi tralasciando invece gli aspetti di programmazione e pianificazione strategica volti a garantire lo sviluppo di un comprensorio territoriale nel lungo periodo. Un esempio sono stati i Mondiali di Ciclismo del 2008. Ottimizzare l’impegno territoriale su questo grande evento avrebbe portato Varese nella top list delle mete turistiche dei ciclisti amatoriali. Esperienza vista per esempio sul vicino Lago di Garda o in Romagna dove da Febbraio a Giugno alcuni hotel fanno il tutto esaurito rispondendo così a una crescente domanda di turismo sportivo internazionale.

Obiettivo del marketing territoriale nelle sue varie declinazioni, turistico, urbano, dei distretti o dedicato ad attrarre investimenti sul territorio, è di creare relazione con i diversi mercati rappresentati dalle scelte di governo della città e quindi programmare progetti in funzione delle domande e degli obiettivi che si intende raggiungere.

Fare programmazione strategica di marketing significa distinguere obiettivi e mercati riconoscendo a ognuno le sue specificità e accettandone le differenze in termini di domanda; conoscere a fondo il territorio esplorando anche le potenzialità dell’area vasta riconsegnando a Varese la sua centralità di capoluogo di provincia. In questo modo sarà facile evidenziare punti di forza e di debolezza così come anche i rischi ma soprattutto le opportunità sulle quali Varese può contare per un suo sviluppo nel medio e lungo periodo. Come per un’azienda il brand contiene non solo gli aspetti distintivi ma la sua storia ovvero i valori, la riconoscibilità, l’esperienza e le aspettative dei consumatori. In questo modo il territorio sviluppa il proprio brand attraverso la fruizione da parte dei suoi diversi pubblici . Il brand Varese ha quindi bisogno di scegliere anche gli strumenti di comunicazione più efficaci. Internet, social network e nuovi media sono gli strumenti che il marketing territoriale deve saper utilizzare. Il brand Varese dovrà essere riconoscibile quindi identificabile anche a distanza e in un momento temporale antecedente a quello della fruizione dunque fruibile nei termini che il mercato si attende e accessibile dal punto di vista urbano e dell’accoglienza.

 

 

 

Varese2.0 La Ragione di un Voto

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I primi sondaggi di provenienza Partito Democratico danno in vantaggio la Coalizione di Davide Galimberti con il 44,7% delle intenzioni di voto contro il 38,7% di Paolo Orrigoni. Non è un risultato per noi inaspettato poiché il malcontento in città è palpabile, ma non bisogna farsi illusione, il percorso è ancora lungo e irto d’insidie. Varese 2.0 ha fatto la sua parte contribuendo alla presa di coscienza cittadina sull’inadeguatezza dell’amministrazione pro-leghista, ma questo impegno non si esaurirà, come per le varie liste civiche acchiappavoti, con la fine della competizione elettorale, anzi diventerà più articolato, puntuale e complesso avendo accesso a informazioni e dati sulla gestione del bene comune. Varese2.0 continuerà a essere la sentinella dentro e fuori le stanze comunali affinché il desiderio di cambiamento e l’attenzione al bene comune non sia disattesa.

Alessandro Ceccoli

 

 

Candidati alle amministrative 2016 di Varese 2.0


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Varese2.0 Diffida il Sindaco Fontana.

AL COMUNE DI VARESE

AL SINDACO DEL COMUNE DI VARESE

AI DIRIGENTI DEL COMUNE DI VARESE COMPETENTI

 

Alla Procura della Repubblica

Alla Corte dei Conti

 

DIFFIDA

 

I sottoscritti  Daniele Zanzi, Cesare Chiericati, Valerio Crugnola, Alessandro Ceccoli, in qualità di cittadini varesini ed esponenti del Comitato Civico Varese2.0

Premesso che

 – tra Regione Lombardia, Provincia di Varese, Parco del Campo dei Fiori e Comune di Varese è stato sottoscritto l’Accordo di Programma per la realizzazione, tra l’altro, del parcheggio della Prima Cappella;

– a fronte della sottoscrizione del predetto Accordo di Programma il Comune di Varese ha indetto la procedura concorsuale relativa alla progettazione e l’esecuzione dei lavori per la realizzazione del parcheggio della Prima Cappella;

– il Comune di Varese ha provveduto all’aggiudicazione provvisoria dei lavori a favore dell’impresa Finteco e successivamente ha provveduto all’aggiudicazione definitiva alla stessa impresa;

– sin dall’approvazione del progetto del parcheggio della Prima Cappella Varse2.0 e i sottoscritti hanno avviato una serie di iniziative, tra cui la raccolta di circa 5000 firme, tese a sensibilizzare i cittadini sull’inutilità dell’opera e sui rischi rilevanti, l’impatto ambientale e paesistico che il parcheggio avrebbe determinato sul territorio e su uno dei luoghi più cari ai varesini, il Sacro Monte;

– il Comune di Varese, a fronte di tali iniziative nonché di un’inchiesta della magistratura, non ha ancora provveduto alla stipula del contratto con la predetta impresa aggiudicataria dei lavori;

– sorprendentemente, a pochi mesi dalla scadenza elettorale, dopo aver tenuto il progetto “congelato” per anni, si è appreso che il Comune di Varese, con una lettera a firma del Sindaco Fontana del 25.2.2016, incurante delle predette iniziative dei cittadini, ha deciso di procedere alla realizzazione dell’opera e alla sottoscrizione del contratto;

– il Sindaco Fontana, rappresentante delle forze politiche che oggi sostengono il dott. Orrigoni, al fine di evitare di iniziare i lavori nel bel mezzo della campagna elettorale, consapevole del fatto che tale iniziativa non è per nulla gradita alla maggioranza dei varesini, ha ipotizzato di differire i lavori al termine dell’anno giubilare;

– appare evidente che questa scelta è priva di fondamento, strumentale, dal momento che non risulta che in altri luoghi religiosi siano stati sospesi e/o interrotti eventuali lavori durante il giubileo.

– sorprende che il sindaco Fontana, non persuaso dalle numerose importanti iniziative di protesta e di sollevazione dei cittadini, incurante dell’opinione di autorevoli esperti a cui sta a cuore il Sacro Monte, voglia avviare i lavori alla fine del corrente anno;

 – tale scelta di iniziare i lavori è ancora più anomala e incomprensibile per il fatto che avviene a poche settimane dal termine del mandato Fontana dopo che gran parte dei candidati alla carica di sindaco (Galimberti in testa) si siano già pubblicamente espressi sull’inutilità del parcheggio e sulla decisa volontà di procedere, come primo atto della propria amministrazione, alla revoca di tutti gli atti relativi al parcheggio attraverso provvedimenti di autotutela;

– la decisione del Sindaco Fontana di procedere alla stipula del contratto preoccupa i cittadini di Varese e in particolare i sottoscritti per le seguenti ragioni:

*il Comune, il sindaco Fontana e le forze politiche che sostengono l’attuale amministrazione sono consapevoli dell’insussistenza di un interesse pubblico rilevante e attuale per la realizzazione del parcheggio tanto che tutto è fermo da anni.  In più, si vorrebbe attendere altri 10 mesi prima di dare inizio ai lavori per presunte limitazioni dovute alle celebrazioni giubilari e non subito come invece prevedono le norme;

* in caso di vittoria delle forze politiche e civiche che si sono già pronunciate per la revoca degli atti che riguardano il parcheggio, il Comune, a norma dell’art. 134 del D.Lgs 163/06, potrebbe essere esposto al “pagamento dei lavori eseguiti e del valore dei materiali utili esistenti in cantiere, oltre al decimo dell’importo delle opere non eseguite” pari a quasi oltre euro 300.000;

* I costi per il comune in caso di differimento dei lavori al termine del Giubileo aumenterebbero ulteriormente in ragione dell’inevitabile aggiornamento dei prezzi, nonché le indennità di occupazione che il comune è chiamato a corrispondere ai proprietari delle aree interessate dalle opere;

-il Comune e i varesini in quanto contribuenti, a prescindere dalla realizzazione dei lavori, a fronte della stipula del contratto con l’impresa come ipotizzato dal Sindaco Fontana potrebbero essere chiamati con danno per la collettività al pagamento di centinaia di migliaia di euro;

– nella comparazione tra i costi e i benefici derivanti dalla realizzazione del parcheggio è emerso un chiaro sbilanciamento a favore della non realizzazione dell’opera, anche al fine di risparmiare risorse utili alla comunità (oltre 2,5 milioni di euro)

– in ragione del quadro politico-amministrativo, in precedenza rappresentato, si osserva che dalla sottoscrizione del contratto con inizio dei lavori tra 10 mesi, l’unico soggetto che trarrebbe inevitabili vantaggi dalla stipula del contratto con inizio dei lavori tra 10 mesi, appare l’impresa Finteco con danno per il Comune posto che:

* se dovesse essere confermata la coalizione che sostiene l’attuale sindaco Fontana  (il dott. Orrigoni) l’opera giudicata inutile da molti cittadini verrà realizzata a partire dal dicembre del 2016 con l’esborso di circa euro 2,5 milioni di euro più i maggiori costi relativi all’aggiornamento dei prezzi dei lavori e l’estensione della spesa da corrispondere ai proprietari per l’occupazione delle aree interessate dai lavori;

* se dovessero vincere le forze che hanno già dichiarato che non intendono realizzare l’opera e revocare tutti gli atti della procedura il Comune sarebbe chiamato a versare, in ragione di quanto previsto dall’art. 134 cit., una somma pari a circa 300.000 euro;

-in ragione di ciò appare veramente incomprensibile e immotivata la volontà del sindaco Fontana di sottoscrivere un contratto differito nel tempo (quasi un anno per l’avvio come indicato nella nota del 25.2.2016) con il rischio di corrispondere denaro pubblico senza neanche realizzare l’opera

Tutto ciò premesso i sottoscritti

INVITANO

-il comune di Varese ad astenersi dal procedere alla stipula del contratto in ragione della totale assenza di alcun interesse pubblico alla realizzazione dell’opera ed al mutamento della situazione di fatto come per altro si evince dalla stessa nota del Sindaco Fontana del 25.2.2016;

-a revocare ai sensi dell’art. 21 quinques della L. 241/90 il provvedimento di aggiudicazione definitiva dei lavori di esecuzione del parcheggio della Prima Cappella a favore dell’impresa Finteco unitamente a tutti gli atti relativi alla procedura di gara che ha portato all’aggiudicazione dei lavori ed all’approvazione dei progetti del parcheggio;

 

Con ogni più ampia riserva di integrare la presente diffida e ogni eventuale esposto e/o azione giudiziaria nei confronti di tutti i soggetti coinvolti.

Varese, 8 marzo 2016 Daniele Zanzi, Cesare Chiericati, Valerio Crugnola, Alessandro Ceccoli.

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PIAZZA REPUBBLICA, L’INCOGNITA

ANGELO DEL CORSO – 04/03/2016

Il LAC a Lugano e il progetto per piazza Repubblica

Il LAC a Lugano e il progetto per piazza Repubblica

Fermi tutti: controlliamo i conti. Questo è l’invito che molti cittadini rivolgono all’Amministrazione Comunale di Varese, ormai convinti (il sospetto non è più tale) che l’impianto economico previsionale per gli interventi sui comparti Piazza Repubblica – Caserma Garibaldi e Nuovo Teatro – Via Ravasi non abbia alcuna attendibilità. Ai sette milioni di euro ipotizzati per intervenire sulla piazza e rianimare l’insanabile ex Caserma si dovrebbero, il condizionale è d’obbligo, sommare almeno altri sette milioni perché il progetto vincitore possa essere cantierato.

Da anni ingenti risorse sono state riversate sull’ex Caserma, dall’incauto e prematuro acquisto del rudere alle opere di puntellamento che, probabilmente, rallenteranno semplicemente un destino rovinoso. Pertanto si raggiungono diciotto milioni di euro per dotare Varese di una biblioteca che dovrebbe sostituire quella esistente, efficiente e ben collocata, e realizzare altresì un polo culturale (ben poco specificato) dimenticando le possibilità di recupero di molte strutture cittadine abbandonate che, se risanate, costituirebbero l’auspicato “rammendo” del tessuto urbano varesino, arrestando il degrado e attivando la riqualificazione dei luoghi. Il fatto più emblematico del progetto di questo comparto è evidenziato nella proposta di riqualificazione della Piazza: la sua negazione. Si ipotizza un giardino urbano con la messa a dimora di piante che non avranno futuro per mancanza di terra e ci si dovrà accontentare di aiuole da non calpestare, altrimenti sarà compromesso anche il manto erboso. E il Monumento ai Caduti del Butti? Occultato da una barriera (comunque verde).

Gli esempi di Lucerna e Lugano

Qualche legittimo dubbio sulle valutazioni economiche sorge anche per le previsioni del comparto costituito dal Nuovo Teatro e dagli insediamenti su Via Ravasi. Decine di milioni di euro sono una cifra enorme, se rapportata alle condizioni reali della città, Amministrazione Comunale compresa. Eppure l’ipotesi economica, che ci appare faraonica, non contiene sufficienti elementi giustificativi. Una elementare indagine comparativa, forse, potrà chiarire alcuni aspetti. A pochi chilometri dalla nostra Varese, sono state realizzate recentemente analoghe strutture: il Centro di Cultura e Congressi KKL a Lucerna nel 2000 e il LAC, Lugano Arte e Cultura, in attività da alcuni mesi. Il primo progetto è stato redatto da Jean Nouvelle e il secondo da Ivano Gianola, entrambi archistar del firmamento internazionale. Ivano Gianola vinse il concorso internazionale per il LAC nel 2001 con una proposta d’intervento unitario sul comparto, così come richiesto dal bando, trasmettendo una visione di riqualificazione urbana forte e convincente. Solo in una successiva fase il progetto fu suddiviso in comparti d’intervento esecutivo.

A tal proposito suggerisco la rilettura del documento “Semi di Città” che Varese 2.0 propose nello scorso settembre. Le definizioni funzionali richieste dal bando di concorso per il LAC contengono numerosi elementi comuni ai concorsi varesini: interventi di demolizione e ricostruzione, mantenimento di facciate di pregio (il liberty luganese certamente), la realizzazione di un teatro da 1000 posti, insediamenti privati e una Piazza. Il maggior onere è stato sopportato dall’operatore privato, consapevole del valore propulsivo dell’offerta culturale. Il costo preventivato? 210 milioni di franchi! Questa è la dimensione economica realistica di riferimento per opere di questa scala. Da rimarcare è altresì la cifra definita a consuntivo: 225 milioni di franchi che evidenzia, suscitando non poche polemiche negli svizzeri, un incremento di circa il 10% dei costi preventivati. L’affaire Repubblica, ancora sulla carta e lontani dalla posa della prima pietra, mostra una lievitazione dei costi preventivi del 100%. Tutti a carico della Comunità?

Nessuna archistar

I progetti urbani di tale importanza non possono prescindere dall’apporto sostanziale degli operatori privati che, solidalmente all’Amministrazione Pubblica, desiderano promuovere l’attrattività del territorio credendo nell’inscindibilità dello sviluppo economico dall’investimento nel benessere collettivo. La regalìa di volume edificabile e l’introito degli oneri di urbanizzazione non possono costituire l’unico apporto privato al compimento di un’opera pubblica di grande rilevanza, come la riqualificazione di un comparto cittadino. Il peccato originale del piano d’intervento su Piazza Repubblica è stato determinato dalla fretta che ha indicato percorsi inidonei. L’Accordo di Programma sottoscritto, forse irresponsabilmente, dalle varie forze partitiche componenti le Pubbliche Amministrazioni, sia di governo sia di parte dell’opposizione, ha determinato la disomogeneità del comparto, spezzandolo prima in due parti e successivamente imponendo i vincoli di collocazione delle funzioni desiderate, sostituendosi, di fatto, all’urbanista. In realtà è ormai una consuetudine, dalle nostre parti, considerare il progettista come semplice esecutore di un progetto già definito in sedi non professionali.

Le aspettative di partecipazione ai due concorsi varesini sono state deluse, non in termini di quantità bensì per la mancata adesione delle archistar. Negli importanti studi di architettura le offerte concorsuali sono seriamente valutate e, nel caso varesino, l’opportunità non è stata ritenuta idonea. Forse anche questi professionisti hanno concordato con le analisi sopra esposte: arroganza provinciale nelle imposizioni progettuali ed enorme approssimazione nelle valutazioni economiche.

Meglio fermarsi e lasciare che una nuova Amministrazione Comunale, sperando nell’esercizio delle buone regole e della competenza, ragionevolmente riveda questa vicenda e l’intero programma per la riattivazione del sistema città.

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