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LA VERA RIVOLUZIONE CIVICA

DANIELE ZANZI – 26/02/2016

Conferenza stampa del comitato Varese 2.0

Conferenza stampa del comitato Varese 2.0

Alla luce dei risultati delle primarie del centrosinistra dello scorso 13 dicembre, avevo già espresso una mia convinzione: il movimento civico Varese 2.0 risulterà determinante per far vincere questa primavera la coalizione con Davide Galimberti candidato sindaco.

Determinante non solo in termini di voti che saremmo in grado di catalizzare, ma anche e soprattutto in termini di novità propulsive e di contributo di idee originali per un nuovo governo della città.

Il civismo oggi a Varese è sulla bocca di tutti, molti se ne appropriano, vorrebbero averne l’esclusiva – “io sono più’ civico di te” -; anche chi, fino a ieri, aveva passato una vita solo nelle stanze dei bottoni e nel mantenere il potere a tutti i costi, sembra convertito al nuovo credo sulla via di Damasco. Tutti oggi parlano e si presentano come civici; disegno forse pensato per inflazionare il termine, per fargli perdere di significato e confondere le idee. Anzi, in alcuni casi posso sospettare che sia questo proprio il gioco: banalizzare le idee, confondere i potenziali elettori.

Di sicuro Varese 2.0 non corre questo rischio ed è anche per questo che su di noi si è levata una campagna sistematica di attacchi frontali, insinuazioni, fatti inventati, esposti-denunce surrettizi che non hanno fatto altro che darci al contrario maggiore forza e identità.

Siamo stati gli antesignani. Fin dal 2008, in epoche non sospette, quando non vi erano traguardi elettorali in vista, abbiamo cercato con la nostra azione di stimolare la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Un’opera che ci deve essere riconosciuta, un’ azione meritoria in anni in cui invece gli esempi che venivano dall’alto facevano di tutto per disincentivare la partecipazione dei cittadini alla vita politica; progressivamente e costantemente il varesino si era ritirato nel personale, nell’ astensionismo, nel non voto, nel tutti a casa tanto sono tutti uguali.

Ad arte alcuni, certo interessati o a corto di argomenti, vogliono dare al termine civismo semplicemente il significato di non appartenenza ad alcun partito; si vogliono mescolare così le carte e gettarla nell’apartitismo e nell’antipolitica. Il civismo ridotto ad una sorta di Movimento dell’Uomo Qualunque di gianniniana memoria che tanti consensi incanalò negli anni ‘ 50.

Chi la pensa così sbaglia: ho sempre inteso il civismo come qualcosa non di anti, ma semmai di disomogeneo all’ attuale modo in cui la politica è praticata e che di fatto ha portato tanti cittadini ad auto escludersi dalla partecipazione attiva e a concedere deleghe in bianco a chi sapeva o voleva approfittarsene.

Civismo vuol dire per alcuni la spasmodica ricerca di una “personalità” di spicco, scelta non certo per le proprie posizioni o idee (per altro tenute fino all’investitura pilatescamente nascoste), ma con funzione di acchiappavoti, messo li a mo’ di vernice per coprire il fallimento di un decennio di non amministrazione.

Varese 2.0 sarà determinante invece per fare vincere la coalizione con Davide Galimberti Sindaco. Abbiamo volutamente partecipato alle primarie perché ne abbiamo capito l’ importanza e la necessità di confrontarci con potenziali alleati e rinsaldare quello che sarà un nuovo modo di governare.

Andremo a governare Varese e saremo per i varesini la reale garanzia, all’ interno della coalizione, che molte cose cambieranno e che una sicura discontinuità sarà attuata a Varese.

La nostra presenza, la nostra lista, alla cui composizione stiamo lavorando, rappresenterà il pungolo per i nostri alleati a svincolarsi da logiche, sempre presenti, di clientelismo, di equilibri tattici e di compromessi a scapito degli interessi reali dei cittadini.

Il nostro è l’ unico e vero movimento civico con una propria identità trasversale e sarà, per sua stessa natura, indisponibile al compromesso e impegnato a dare risposte ai varesini alle loro legittime necessità concrete, quelle di tutti i giorni anzitutto. I grandi progetti, le opere annunciate e mai realizzate cui la fallimentare Giunta Fontana ci ha abituato, verranno poi, se ve ne saranno le premesse; non vogliamo creare debiti sulla pelle dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Faremo vincere la nostra coalizione perché sapremo aggregare i tanti varesini che ci riconoscono come gente concreta e credibile anche per quello che abbiamo fatto nella nostra vita professionale.

Varese 2.0 sarà la migliore garanzia che nella coalizione sarà rappresentato il vero e genuino senso del civismo.

Ecco perché sin da ora vogliamo, nel segno della discontinuità, che i varesini sappiano quale sarà la squadra che li governerà. Non aspetteremo i numeri elettorali per pesare o far pesare presenze; no, da aprile i varesini che voteranno centrosinistra sapranno che il loro sindaco sarà il signor Galimberti, il vice sindaco il signor tizio, l’ assessore alle opere pubbliche il signor sempronio. Al di là e al di sopra delle percentuali elettorali che ciascun gruppo saprà raccogliere, ci interessano le persone e le loro competenze, non certo gli equilibri politici, i pesi delle parti o le spartizioni. Mai e poi mai!

Nessuna spartizione, ricatto, o do ut des. Le cariche nelle municipalizzate, negli enti saranno azzerate; mai più gestioni clientelari basate sulle appartenenze, ma solo sulle competenze.

Interventi mirati su quelle piccole cose che però fanno la differenza: manutenzioni, decoro, sicurezza senza allarmismi o razzismo; ascolto di tutti senza distinzione di religione, sesso, censo, cultura; mai più decisioni prese dalobbies, nei salotti che contano o nelle cricche più o meno segrete.

Questa sarà la nostra rivoluzione civica; sono sicuro che tanti varesini saranno con noi.

 

Racconto di Amarezza Civica da Rmf.

UNA COMMISSIONE E IL PAESAGGIO POLITICO

DANIELE ZANZI – 05/02/2016

zanziRacconto di un’amarezza civica” s’intitolava l’articolo comparso il 5 ottobre 2012 su RMFonline. Lo riproponiamo perché attuale, data la vicenda giudiziaria che riguarda Daniele Zanzi. L’esposto del sindaco nei suoi confronti arrivò tre anni dopo questi fatti.

“Libertà non è stare sopra un albero. Libertà è partecipazione”. Ho sempre avuto con me e mi hanno sempre accompagnato nella mia vita pubblica e privata questi versi di Giorgio Gaber.

L’impegno civile e sociale, disinteressato ed onesto, dovrebbe essere il faro di ogni esistenza; soprattutto nel quotidiano, nella vita spicciola di tutti i giorni, nelle relazioni con i colleghi di lavoro, nella scuola, nella parrocchia per finire al sociale e alla politica. Un tempo i varesini che si erano affermati nella loro professione o nel loro lavoro – penso agli Ossola, agli Oldrini, allo Zanzi, al Vaghi, al Luigi Bombaglio, al Lanciotto Gigli e quanti altri ancora – si mettevano al servizio disinteressato della città dalla quale avevano ricevuto tanto; una sorta di doveroso ringraziamento. Oggi queste figure sembrano non andare più di moda. Si concorre alla vita pubblica come scorciatoia maestra per ottenere ed arrivare al successo professionale. L’ottica è ribaltata a trecentosessanta gradi. Si partecipa, schierandosi, per arrivare al primariato, per divenire avvocati o direttori di qualche Ente pubblico o semi pubblico. Si arriva, in questo mondo che gira al contrario, a guardare con sospetto, a meravigliarsi, al chiedersi “cosa ci sarà mai dietro?” quando ci si imbatte in persone che invece credono ancora nell’impegno disinteressato e intellettualmente onesto.

Quello che è capitato questa settimana, cioè la mia “epurazione”, dopo quattro anni di servizio, da Presidente della Commissione del Paesaggio, è emblematica dei tempi in cui viviamo. La Commissione del Paesaggio, con lo scopo evidente di tutelare e sorvegliare sull’integrità del paesaggio, nasce come Legge Nazionale nel 2004 e viene recepita a livello regionale solo nel 2008.

Il Comune di Varese fu quindi obbligato in quell’anno a dotarsi di tale strumento tecnico-urbanistico e si attivò di conseguenza nella selezione di cinque figure professionali che come, recita la Legge, dovevano possedere requisiti tecnici specifici. Tecnici, dunque – architetti, geologi o agronomi – e non certo salumieri; altrimenti che Commissione tecnica sarebbe? Tanto meglio – ed è scritto nelle regole di selezione dei candidati – se questi tecnici possiedono conoscenza specifica del territorio, sappiano cioè come muoversi, conoscano la storia e la vita del paesaggio locale che si andrebbe a tutelare. Tutto molto ovvio e scontato; il buon senso, e non solo, dicono questo. La selezione dei candidati è fatta in base a curriculum volontariamente presentati dai quali si deve evincere l’esperienza maturata nel settore, incarichi equipollenti svolti, specializzazioni conseguite, ecc. Quindi una nomina basata sulla competenza e non, come spesso accade, sull’appartenenza. Finalmente!

Il mio curriculum all’epoca – 2008 – era composto da trentadue pagine! Tant’è che la Giunta – e non il Consiglio Comunale di Varese – mi scelse all’unanimità, non solo come membro effettivo della Commissione – tre architetti, un geologo ed un agronomo -, ma come Presidente.

Per me, forte della mia esperienza e della mia professionalità, era giunto il momento di sdebitarmi nei confronti di una città dalla quale avevo ricevuto tanto.

Seguirono quattro anni di intenso e non facile lavoro; non facile perché questa era la prima volta che una Commissione deputata alla tutela del paesaggio operava sul territorio varesino.

Ovviamente si cercò di stabilire un metodo di lavoro condiviso da tutti; le novità portano anche cambiamenti nelle routine e nelle prassi consolidate. Gli ostacoli, le opposizioni e i mugugni fanno parte delle novità. Eravamo visti, anche all’interno dello stessa Amministrazione, non come una risorsa e una ricchezza, ma come un’ inutile fonte di fastidio, sopportata a malapena solo perché una Legge ne imponeva la presenza.

Tutti i mercoledì pomeriggio, con puntualità svizzera e a titolo completamente gratuito, ci siamo riuniti – 35-40 sedute annuali. Abbiamo esaminato in tre anni oltre 1500 pratiche – concessioni edilizie, piani d’intervento attuativi, progetti, richieste di abbattimento alberi o di installazione di antenne per la telefonia, concessioni per insegne tutelate pubblicitarie – . Abbiamo espresso dinieghi, evidentemente scontentando molti, ma anche rilasciato molti permessi; abbiamo sempre e comunque ascoltato tutti, aprendo le porte dell’urbanistica a progettisti, cittadini e amministratori pubblici, uscendo anche spesso sul territorio per renderci conto di persona dell’impatto che un’opera avrebbe avuto sul paesaggio della nostra città. Abbiamo regalato alla cittadinanza oltre 1400 ore di lavoro professionale gratuito, quantificabile, applicando i minimi delle tariffe professionali, a circa 120.000 Euro.

Per favorire la massima trasparenza e partecipazione condivisa abbiamo da subito espresso le nostre linee guida così che ben fosse chiaro a tutti i professionisti e ai cittadini come la Commissione si muovesse e cosa pretendesse; tale vademecum che avrebbe dovuto essere diffuso ad opera del Comune giace polveroso in qualche cassetto. Con cadenza annuale, come prescrive la Legge, abbiamo elaborato il Documento sullo stato del paesaggio in cui vengono riportate le principali tematiche affrontate nel corso delle sedute e le modalità di valutazione dei progetti. In tale documento abbiamo evidenziato le criticità emerse e le proposte e gli obbiettivi di qualità che intendevamo perseguire Queste relazioni annuali, un po’ la sintesi ad uso pubblico delle nostre fatiche, avrebbero dovuto essere portate dal competente Assessore in Consiglio Comunale per doverosa informazione e per un’eventuale discussione pubblica; mai successo! La Commissione del paesaggio sembra non essere mai esistita o aver mai lavorato.

Qualcuno, insediandoci, pensava forse che la nostra funzione fosse semplicemente quella di dare un bel vestito ad un brutto progetto; di usare le nostre competenze per indorare qualche pillola: “Nel parcheggio sotterraneo a Villa Augusta al posto dell’ortensia la Commissione impone di mettere la forsitia, al posto della finestra quadra quella tonda”. Insomma, no a entrare nel merito diretto, specie se si tratta dei grandi progetti di cui questa Giunta è usa vantarsi – stazioni, autosili interrati nei parchi storici, Sacro Monte, Ville Ponti, Villa Mylius, nuovi alberghi e centri commerciali e residenziali, ponti moderni che vanno a sovrapporsi a manufatti settecenteschi demolendo un ettaro di bosco. Dunque svolgere solo una funzione marginale.

Nulla di questo abbiamo fatto in questi anni; proprio perché la Legge di chiede e ci obbliga, come logico, ad entrare nel merito. E questo la Commissione ha sempre fatto; forse commettendo errori, ma certo sempre in buona fede e nella certezza di fare il bene dei cittadini e non solo di una parte di essi.

In poche parole siamo sempre stati al servizio dei varesini, mai di una parte politica.

Dopo quattro anni di impegno, di duro lavoro, di passione qualcuno si accorge ora che sono un professionista che opera sul territorio e mi solleva dall’incarico per manifesto conflitto d’interesse.

Ma leggendo quattro anni fa il mio curriculum non si accorsero di cosa facevo? Con la stessa logica qualcuno potrebbe chiedere al Sindaco di chiudere il suo studio professionale di avvocato; e che dire di tutti gli immobiliaristi e costruttori edili che siedono in Consiglio Comunale e che tra pochi mesi dovrebbero votare il nuovo PGT ? Certo, per dignità mia, ma anche di tutti i varesini, impugnerò nelle dovute sedi questa “epurazione” fatta tra l’altro nemmeno leggendo bene la Legge.

Penso che sia chiaro a molti, se non a tutti quali siano le reali ragioni dell’esclusione. Basta andare al leggere i verbali della Commissione contrari al parcheggio sotterraneo di Villa Augusta, di Villa Mylius, i pareri sul Ponte della Rasa, sui Giardini Sospesi, e quanti altri ancora. Morale di questa emblematica storia: si fanno bandi per chiamare i cittadini ad impegnarsi nella vita civile e amministrativa, si insediano professionisti ritenuti i migliori presenti sul territorio, e poi, quando si realizza che questi professionisti fanno veramente il loro lavoro, si pretende che se ne stiano a cuccia. Mi scuso, avrei solo voluto mettere la mia esperienza di professionista affermato al servizio della mia città, senza obblighi o legacci; per me “…libertà è sempre e ancora partecipazione”.

UN PARCO PER IL BICENTENARIO

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DANIELE ZANZI – 15/01/2016

Quel che resta della “Rotonda” in cima a viale Aguggiari

Quel che resta della “Rotonda” in cima a viale Aguggiari

La nostra amministrazione comunale sta giustamente programmando per il 2016 grandi eventi e celebrazioni per ricordare il bicentenario dell’elevazione di Varese al rango di Città. Il 6 luglio del 1816 l’imperatore Francesco II d’Asburgo concesse infatti all’allora borgo di Varese l’agognato titolo di “Città”.

Finalmente dunque i varesini si svincolavano da Como che aveva sempre avuto un ruolo di predominio amministrativo, politico, giuridico e religioso nell’area prealpina.

Come sempre accade in ogni epoca, è uso approfittare di eventi e di onorificenze per mettere in cantiere nuove opere pubbliche e nuove infrastrutture.

Così si pensò che, per celebrare il prestigioso titolo ottenuto, Varese dovesse finalmente dotarsi di un nuovo e distintivo giardino pubblico. Ad onore del vero, pochi mesi prima, nel gennaio 1816, era stato inaugurato il primo pubblico giardino, frutto però di una regalia privata; il conte Vincenzo Dandolo aveva infatti donato alla cittadinanza un viale di platani, da lui messi a dimora a contorno delle sue proprietà.

Il Comune di Varese si ritrovò dunque inaspettato proprietario di un “pubblico passeggio” con il vincolo che gli amministratori provvedessero però nei secoli alla sua integrale conservazione e manutenzione, andando a sostituire le eventuali fallanze o morie con esemplari della stessa specie.

Come poi la volontà del conte veneziano sia stata onorata dai nostri amministratori nel corso dei decenni è evidente a chiunque passeggi nell’attuale Via Dandolo dove, caso unico nella panoramica del paesaggio italiano, hanno trovato spazio, in un incongruo abbinamento, un filare di platani, per altro massacrati, e un filare di bagolari.

Secondo le mode dei tempi a fine Settecento – inizio Ottocento, più che di veri e propri parchi, si privilegiava la costruzione delle cosiddette “passeggiate”, ovverossia filari di alberi sotto cui i cittadini avessero l’agio di camminare all’ombra e di sedersi sulle pubbliche panchine.

I parchi erano per i pochi, nobili o borghesi, che potevano permetterseli per il loro privato uso e godimento.

Allora, come oggi, le opere pubbliche erano pensate e inaugurate in occasione di eventi speciali come appunto l’elevazione di un borgo al rango nobile di città. Così il Consiglio Comunale nel gennaio del 1817 pensò di razionalizzare ed abbellire l’insieme dei tortuosi sentieri che portavano dal centro città verso il Sacro Monte.

Nello spazio di pochi mesi nacque un unico lungo viale rettilineo che dall’attuale Piazza Beccaria (allora Piazza del Cappello) portava su verso il Comune di Sant’Ambrogio Olona. Furono, non senza polemiche e conflitti d’interesse, espropriati numerosi terreni a notabili e nobili locali;

il nuovo viale fu abbellito con panchine, due marciapiedi e un quadruplice filare verde costituito da 161 esemplari di alberi definiti allora “esotici”, che altro non erano che platani ispanici, essenze allora quasi sconosciute nelle nostre terre e la cui massiva introduzione nelle città europee si deve a Napoleone Bonaparte che vedeva in tale specie un simbolo di possanza e robustezza.

L’esborso per il solo arredo vegetale fu notevole per l’epoca: quasi 1200 lire!

Varese poteva così dotarsi di un collegamento moderno verso la cima di Santa Maria del Monte e del primo giardino pubblico a passeggio costruito interamente ex novo su proposta municipale.

Al giardino venne dato nome di “La Rotonda” dallo slargo circolare, tutt’ora esistente e – ahimè oggi ridotto a parcheggio per auto e a centro di raccolta per l’immondizia differenziata – posto alla sommità del tratto di maggiore pendenza.

Oggi il passeggio pubblico comunale de “La Rotonda” è indecorosamente scomparso: ne resta la desolata testimonianza in un unico maltrattato filare di platani che cerca di sopravvivere con affanno sul lato destro del viale.

Varese dunque al principio del XIX secolo, non ancora investita della nomea di “Città Giardino”, e pur già allora dotata di un consistente patrimonio verde privato (Palazzo Estense, Villa Recalcati a Casbeno, le ville sei e settecentesche sul colle di Biumo Superiore,Villa De Cristoforis a Bosto e molte altre) pensava di celebrare la sua elevazione al rango di città con l’apertura di un pubblico giardino per il godimento e lo svago dei propri cittadini. Non palazzi, concerti, eventi, ma un giardino a imperitura memoria e fasto!

Segno di un destino e di un DNA già precostituito? E che nel corso del XIX secolo e nei primi anni del XX avrebbe poi avuto la sua epifania con la costruzione di centinaia di nuove abitazioni, parchi e giardini portando Varese a livelli di vera eccellenza ambientale?

Di fatto i nostri trisavoli costruirono lì un giardino pubblico destinando fondi e idee urbanistiche e sociali al passo coi tempi nuovi. E la Rotonda rimane nella storia varesina come uno dei pochi giardini pubblici creati ex novo. La politica fu poi quella di acquistare parchi prestigiosi privati ed aprirli al pubblico.

Una politica forse giusta, vista la quantità e la qualità del patrimonio ambientale che altrimenti sarebbe andato incontro alla speculazione o all’abbandono.

Non sarebbe ora però bello e interessante che, per le annunciate celebrazioni del duecentesimo della Città di Varese, si rinnovasse questa tradizione ? Cioè progettare e mettere in cantiere la nascita di un nuovo parco pubblico; che non potrà essere, come qualcuno potrebbe proporre, una rielaborazione artefatta dello storico passeggio de “La Rotonda”; impossibile: i tempi, le mode, gli spazi sono mutati.

E non potrà essere di certo un “bosco urbano” come proposto nel progetto vincente del masterplan di Piazza Repubblica; lì, viste le solette, gli spazi e i carichi potranno trovare posto al massimo solo aiuole con petunie, rampicanti e qualche arbusto; alberi di prima grandezza, impossibile!

Il parco del bicentenario merita di essere affidato ad un concorso di idee di paesaggisti e non già ad un ufficio tecnico comunale, per quanto qualificato e competente; potrebbe essere una grande occasione per rinverdire l’ormai sbiadita immagine di una città che ama ormai solo definirsi “giardino”, ma che sta facendo di tutto per perdere questa sua peculiarità tanto faticosamente guadagnata.

Qualche idea in proposito, per il Parco del bicentenario, l’avrei …

PRIMARIE QUA LA MANO, UNIAMOCI

DANIELE ZANZI – 27/11/2015

zanziLo scorso anno con alcuni amici fondammo il Comitato Civico #Varese2.0 decisi ad opporci al progetto del parcheggio interrato alla Prima Cappella, non ci sfiorava minimamente l’idea di proporci poi come forza in grado di poter amministrare Varese. Abbiamo avuto il sostegno dell’opinione pubblica, dei mass media che hanno condiviso le nostre proposte,a noi si sono aggregati altri comitati civici presenti sul territorio.

Oggi #Varese2.0 è un comitato libero, indipendente, radicato localmente come forza di critica, di proposta, di ascol­to e di sintesi delle istanze delle cittadine e dei cittadini di Va­rese. Abbiamo sempre gelosamente difeso la nostra autonomia, ab­biamo dimo­strato nei fatti di non essere solo dei contestatori, come strumentalmente ci hanno accusato di es­sere, ma anche una forza in grado di prefigurare alternative concrete e percorribili.

Non mi interessa vincere per so­stituire un ceto politico a un altro, magari meno compro­messo e più ca­pace. Ci interessa cambiare, non vincere per vincere. Vogliamo mutare indirizzo, pratiche e programmi di governo locale, rimediare ai guasti di un quarto di secolo di cattiva ammini­strazione che hanno condotto al declino del nostro terri­torio, valorizzare le risorse migliori della città, lavorare per pochi, chiari obiettivi e tradurre in pratica amministrativa una visione insieme realistica e progettuale della Varese del prossimo futuro. Siamo una forza di cambiamento non etichettabile e priva di appartenenze. Destra e sinistra, in sede locale, hanno perso pressoché ogni significato (ciò non significa che queste distinzioni non abbiano più alcun valore in assoluto).

Il discrimine vero passa per quel che si fa per l’ambiente, per il lavoro, per le imprese, per il PGT, per i trasporti, per l’urbanistica, per la sanità per i soggetti più deboli (i giovani, i ceti più poveri e impoveriti, le coppie comunque configurate, gli anziani, i cittadini stranieri che producono più ric­chezza di quanta non ne ri­cevano), per la qualità della vita e nelle scelte di bilancio. Abbiamo sottoscritto un accordo, con regole presenti e future ben chiare, con il PD per partecipare a primarie di coalizione, strumento di democrazia che senza la nostra presenza non sarebbe mai stato possibile. Le primarie non sono un passaggio semplice. Non sempre viene premiato il candidato migliore. Chi può disporre di un elettorato strutturato gode di una rendita di posizione; se poi è partito con un anticipo di mesi, la rendita raddoppia. Noi abbiamo davanti una sola strada: l’appello diretto ai cittadini, l’impegno di persone libere, generose, estranee alle appartenenze partitiche e alle relative cordate.

Più che i megaprogetti, le dichiarazioni d’intenti, i programmi servono uomini che sappiano lavorare liberi dalle logiche di appartenenze partitiche, affaristiche o sociali. I programmi sono solo tasselli all’interno di una visione di città, quella che proponiamo, la Varese2030 “la città in un giardino”. Attorno a questo progetto si muoverà tutto: l’urbanistica, il PGT, i trasporti, la cultura, lo sport, la green economia, eccetera. Vogliamo dare un destino a Varese. Bisogna però partire dalle piccole cose, dalla manuten­zione, da un’amministrazione effi­ciente al servizio della comunità. Non si possono pensare grandi investi­menti senza un piano globale del territorio discus­so con la cittadinanza e senza aver prima risolto la totale mancanza di manutenzione dell’esisten­te: strade, giardini, parcheggi, decoro urbano. La nostra città ha bisogno di meno voli pindarici, i cui costi graveranno sui nostri figli, meno passe­relle politiche di onorevoli o tesserati di partito, e più impe­gno giornaliero. Occorre lavorare sodo. Abbiamo bisogno un Sindaco solido, concreto: del fare, non del par­lare. Uniamoci e diamoci una mano.

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