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COMITATO CIVICO VARESE 2.0 di Valerio Crugnola

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«Fare per fermare il declino»:

le politiche per il lavoro

 

Varese è una città che ha smarrito pressoché tutte le sue radicate vocazioni produttive, industriali e terziarie. Il declino della città e del suo hinterland sono sotto gli occhi di tutti. Serve una discontinuità netta con le fallimentari politiche delle passate amministrazione. Ecco le nostre proposte.

 

▪ Per amministrare, occorre conoscere e monitorare costantemente l’andamento del ciclo economico e il mercato del lavoro mediante studi commissionati alla facoltà di Economia dell’Università dell’Insubria sotto forma di assegni di ricerca a dottorandi coordinati dai docenti specialisti. In parallelo a queste indagini in profondità, andrà istituita una commissione extraconsiliare costituita da rappresentanti dell’Ente locale, delle imprese e delle  associazioni di categoria per monitorare semestralmente l’andamento del ciclo economico nell’area vasta, per accogliere suggerimenti, proposte e segnalazioni di criticità, nonché per migliorare i rapporti orizzontali tra l’amministrazione e i mondi del lavoro.

▪ I ruoli degli enti locali in materia di lavoro sono limitati. Ma entro quei limiti è possibile uscire dall’inerzia avvilente degli ultimi anni. Il nostro obiettivo come coalizione civica e democratica è quello di favorire la creazione di nuovi posti di lavoro a favore di giovani, donne e disoccupati di lungo periodo  residenti a Varese e nell’area vasta. Per conseguirlo, riteniamo che l’amministrazione pubblica e gli imprenditori (operanti in loco o qui giunti da fuori) debbano convergere su una piattaforma comune di mutuo aiuto e di mutuo vantaggio. Gli interventi più urgenti hanno per lo più anche effetti immediati: fiscali e amministrativi, per le imprese; conoscitivi, per il governo della città; formativi, per l’occupazione; organizzativi, per il coordinamento degli sforzi; politici, per acquisire fondi da destinare progetti speciali; tecnologici, per adeguare i servizi ai livelli più avanzati (ad esempio la banda XL e XXL).

▪ A tali fini andrà costituita, con funzioni di confronto decisionale e di coordinamento attuativo, una task force composta da esponenti del sistema delle imprese, delle associazioni di categoria, delle istituzioni regionali, provinciali e di area vasta, delle scuole ad indirizzo professionale, dell’università e altri centri di formazione, e di altri attori temporanei, come gli esponenti del governo centrale. Questa task force dovrà soprattutto: – adoperarsi per modificare o migliorare i rapporti tra domanda e offerta nel mercato del lavoro, potenziando e differenziando l’offerta formativa nell’istruzione professionale, negli studi universitari e postuniversitari e in nuove istituzioni ad alto contenuto di conoscenza, nonché cercando di riqualificare chi viene precocemente espulso dal mercato del lavoro o fatica ad entrarvi; – agevolare con politiche e norme opportune chi assume giovani o reinserisce disoccupati con contratti conformi alle leggi o espande le dimensioni produttive delle imprese; – costruire in modo diretto o indiretto reti e sistemi di integrazione infrastrutturale e produttiva, anche informatici, con altre aree territoriali; – promuovere l’economia locale mediante la cultura, le attività scientifiche, le pratiche sportive e la valorizzazione delle risorse turistiche; – favorire la transizione alla digitalizzazione di tutti i servizi sul territorio (inclusi quelli sanitari), alla green economy, alla cashless economy e alla social economy, che produce servizi sociali da destinare a donne, anziani, deboli, famiglie in difficoltà, meglio se coinvolgendo giovani preparati nel settore e persone precocemente espulse dal mercato del lavoro e riqualificabili.

▪ Per preparare scenari favorevoli a medio–lungo termine, è decisivo il ruolo dell’università come «ecosistema della conoscenza» e come polo per attrarre studenti, saperi, infrastrutture e servizi.

▪ Vanno sostenute le imprese di nuova generazione capaci di fare innovazione, in particolare con politiche di non tassazione locale – la cosiddetta No Tax Policy – per un minimo di tre anni a favore delle nuove imprese fino a un massimo di dieci dipendenti.

▪ Anche grazie a una politica urbanistica capace di recuperare il gap di infrastrutture e servizi, un aiuto consistente alle nuove imprese potrà venire dal recupero di aree industriali dismesse a costi agevolati, o addirittura di edifici che presentino le dovute caratteristiche di flessibilità.

▪ Occorre concentrare gli sforzi per invertire la rotta nei confronti del basso Canton Ticino e tornare ad attirare qui attività produttive anziché farle fuggire oltre il confine svizzero. Un appoggio del governo centrale e regionale è decisivo. Nel merito, andranno valutate le modalità più efficaci per creare un sistema low tax che incentivi il rientro delle aziende delocalizzate all’estero, e non solo in Svizzera. In parallelo, andranno sviluppate o accresciute le politiche a tutela dei frontalieri. Non si dimentichi però che il fattore che rende concorrenziale il Basso Ticino a scapito dell’Alto Varesotto è dato dai costi della burocrazia, troppo onerosi in termini di tempo, denaro e altre risorse. La semplificazione burocratica è un imperativo categorico per il sostegno al lavoro.

▪ Di immediata e urgente attuazione sono altre misure per facilitare il lavoro: – la semplificazione e lo sveltimento delle pratiche amministrative e burocratiche; – il sostegno al coworking, anche mettendo a disposizione a costi calmierati edifici di proprietà comunale (spazi idonei potrebbero essere ricavati entro l’enorme volumetria dell’ex Caserma); – l’incentivazione alla presenza delle donne nel mercato del lavoro, ad esempio consentendo la cura in comune dei bambini nelle aggregazioni produttive o di coworking, purché vi sia un numero sufficiente di madri con bimbi tra 1 e 4 anni; – l’adozione di sgravi fiscali e semplificazione a chi intraprende le attività produttive.

▪ Va premiato chi fa innovazione: gli artigiani per la qualità e la novità del prodotto; gli agricoltori in ambito ortofrutticolo che si dedicano a coltivazioni biologiche certificate; i produttori di servizi digitali; gli operatori nel commercio elettronico, in quelli di qualità, di nicchia e di prossimità; i proprietari di appartamenti o monolocali che li rendono fruibili per brevi affitti temporanei; chi riqualifica con le proprie imprese il centro e le periferie oggi degradate o lasciate a se stesse, impegnandosi nella fruizione qualitativa del tempo libero, della cultura e della vita associata; chiunque concorra con nuove forme di trasporto a ridurre il traffico delle  auto private.

▪ L’impegno per risanare la città dal degrado diffuso può essere fonte di occupazione temporanea in cui la donazione di tempo libero e abilità manuali si associa con limitate integrazioni di reddito.

▪ Infine, il miglioramento del sistema dei trasporti pubblici può ridurre le diseconomie che gravano sui lavoratori dipendenti e sulle imprese.

 

Il vostro voto alla lista del Movimento Civico Varese 2.0 andrà a rafforzare

questi orientamenti entro la coalizione che sostiene la candidatura di Davide Galimberti

C’è qualcosa di nuovo di Rosanna Vitali detta Geny candidata Varese2.0

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C’è qualcosa di nuovo che merita una riflessione e anche il tuo voto
Siamo 32 in questa Lista. Il capolista è Daniele Zanzi, colui che più si è speso nel tempo (non solo nelle ultime 4 settimane!). Con #Vareseduepuntozero lo ha fatto negli ultimi 3 anni, per affrontare chi decideva e praticava per la Città scelte sciagurate e anche scellerate, riuscendo talvolta ad impedirle con la sola forza dell’impegno civico. Siamo fuori dai partiti che vediamo da decenni distaccati dalla realtà della persona comune, del lavoratore, dello straniero, del “contribuente”, non solo quello abbiente, nelle cui tasche si fruga per coprire i buchi di amministrazioni e gestioni pubbliche miopi, inconcludenti, disattente e sprecone. Ma abbiamo idee politiche e le abbiamo incrociate al servizio di uno scopo: darci un’alternativa di cambiamento.
Guardate ora le altre Liste. E’ un voto vecchio quello che chiedono. Hanno strumenti diversi dai nostri, che ci autotassiamo per produrre una comunicazione elettorale diretta e non capillare. Nessuno potrà influenzarci, perché nessuno avrà crediti nei nostri confronti a partire dal 6 giugno. Non abbiamo sfruttato la semi-popolarità d’alcuno che fornisca una maschera a burattinai per i quali il destino di Varese è stato, ed è, d’evidente disinteresse.
Siamo INDIPENDENTI. Per questo possiamo proporci quali controllori, dall’interno, dell’operato di una Amministrazione comunale che pretenderemo agisca in trasparenza, in efficienza, con la dovuta attenzione ed oculatezza, con una programmazione condivisa e rispetto per il patrimonio comune: il verde della nostra “Varese in un giardino” e le nostre privilegiate risorse naturali, quelle storiche e artistiche, la nostra cultura, la libera inventiva ed iniziativa individuali che hanno prodotto il benessere che Varese merita di riconquistare.

Cosa ne facciamo dei vecchi? di Antonio Martina

 

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L’Istat ci dice che la popolazione è destinata ad invecchiare gradualmente. L’età media aumenta da 43,5 anni del 2011 fino ad un massimo di 49,8 anni nel 2059. Dopo tale anno l’età media si stabilizzerà sul valore di 49,7 anni, a indicare una presumibile conclusione del processo di invecchiamento della popolazione. Particolarmente accentuato, entro i prossimi trenta anni, sarà l’aumento del numero di anziani: gli ultra 65enni, nel 2011 pari al 20,3 per cento del totale, aumenteranno fino al 2043, anno in cui oltrepasseranno il 32 per cento. Dopo tale anno, tuttavia, la quota degli ultra 65enni si consoliderà intorno al valore del 32-33 per cento, con un massimo del 33,2 per cento nel 2056. Si tratta di oltre 20 milioni di persone che dovranno lavorare ancora per cinque anni con tutte le conseguenze del caso. Un altro scenario interessante è dato dalla capacità di reddito e quindi di spesa di questa fascia della popolazione che certamente influenzerà l’offerta di prodotti e servizi. Già oggi se ci attardiamo di fronte al televisore e tra i programmi locali, troviamo inserti pubblicitari su: fissatori per dentiere, pannoloni per incontinenti, seggiolini attrezzati come sali-scendi di scale interne, assi water per facilitare seduta e sollevamento, eliminazione delle vasche da bagno sostituite da eleganti docce con maniglioni e seggiolino, materassi  e cuscini particolari in letti semoventi, poltrone che facilitano il riposo assumendo diverse posizioni grazie alle motorizzazioni elettriche applicate, fasce ed apparecchi per dolori di qualsiasi genere, creme rassodanti e anti rughe. Ma si tratta di persone che avranno bisogno, soprattutto, di assistenza geriatrica. E noi non siamo attrezzati per queste crescenti necessità. Ma c’è chi spera peggiorino i recentissimi risultati raggiunti. Nel 2015 l’Italia ha registrato un calo record di abitanti: 150 mila. Gian Carlo Blangiardo, docente di demografia all’Università di Milano Bicocca, sottolinea che per trovare un simile risultato bisogna tornare al triennio 1916 -1918 in cui si sommavano le tristi conseguenze della Grande Guerra e gli effetti letali dell’epidemia “spagnola”. Come se fosse sparita una città di medie dimensioni considerando che si tratta di un saldo naturale ossia del rapporto tra nati e morti con un calo del supporto netto migratorio. In un editoriale dal titolo Abbiamo avuto 150mila invitati in meno al banchetto di capodanno? dice: “se è vero che il 2014 era passato alla storia per il primato della più bassa natalità dai tempi dell’Unità Nazionale, le morti del 2014 hanno sorpassato le corrispondenti nascite per ben 96 mila unità”.

Un’altra considerazione va estesa alle condizioni di maggiore povertà e di una peggiorata assistenza sanitaria, una delle concause di questi risultati. Anche se l’assistenza sanitaria si estende, avviene con minore qualità e responsabilità degli incaricati. Per dirla con una battuta sarcastica pronunciata dal bravissimo Crozza: come faccio a saper se sono grave quando non riesco ad effettuare la Tac indispensabile per fugare dubbi diagnostici? Non riesco per i tempi troppo lunghi di attesa o non posso permettermi di pagarla in strutture private e più veloci; non saprò se ero veramente grave, muoio!

 

 

MARKETING TERRITORIALE: SERVE PROGRAMMARE di Roberta Bianchi

12509613_10206975653622507_8039474799059418264_nL’accentuarsi dei fenomeni di globalizzazione da una parte e dall’altra la crisi che ha colpito la vocazione industriale del nostro territorio hanno sviluppato consapevolezza rispetto alla reale possibilità di creare un volano economico basato sulle potenzialità locali: la ricchezza ambientale del nostro territorio, la vocazione sportiva, i prodotti tipici, musei e siti di interesse artistico.

Questo volano però viaggia un po’ a singhiozzo con forti accelerate solo in occasione dei grandi eventi d’interesse internazionale o durante i mesi di migrazione turistica dal Nord Europa verso altre mete. Spesso il marketing territoriale è confuso con le più semplici attività di promozione e con l’organizzazione di grandi eventi tralasciando invece gli aspetti di programmazione e pianificazione strategica volti a garantire lo sviluppo di un comprensorio territoriale nel lungo periodo. Un esempio sono stati i Mondiali di Ciclismo del 2008. Ottimizzare l’impegno territoriale su questo grande evento avrebbe portato Varese nella top list delle mete turistiche dei ciclisti amatoriali. Esperienza vista per esempio sul vicino Lago di Garda o in Romagna dove da Febbraio a Giugno alcuni hotel fanno il tutto esaurito rispondendo così a una crescente domanda di turismo sportivo internazionale.

Obiettivo del marketing territoriale nelle sue varie declinazioni, turistico, urbano, dei distretti o dedicato ad attrarre investimenti sul territorio, è di creare relazione con i diversi mercati rappresentati dalle scelte di governo della città e quindi programmare progetti in funzione delle domande e degli obiettivi che si intende raggiungere.

Fare programmazione strategica di marketing significa distinguere obiettivi e mercati riconoscendo a ognuno le sue specificità e accettandone le differenze in termini di domanda; conoscere a fondo il territorio esplorando anche le potenzialità dell’area vasta riconsegnando a Varese la sua centralità di capoluogo di provincia. In questo modo sarà facile evidenziare punti di forza e di debolezza così come anche i rischi ma soprattutto le opportunità sulle quali Varese può contare per un suo sviluppo nel medio e lungo periodo. Come per un’azienda il brand contiene non solo gli aspetti distintivi ma la sua storia ovvero i valori, la riconoscibilità, l’esperienza e le aspettative dei consumatori. In questo modo il territorio sviluppa il proprio brand attraverso la fruizione da parte dei suoi diversi pubblici . Il brand Varese ha quindi bisogno di scegliere anche gli strumenti di comunicazione più efficaci. Internet, social network e nuovi media sono gli strumenti che il marketing territoriale deve saper utilizzare. Il brand Varese dovrà essere riconoscibile quindi identificabile anche a distanza e in un momento temporale antecedente a quello della fruizione dunque fruibile nei termini che il mercato si attende e accessibile dal punto di vista urbano e dell’accoglienza.

 

 

 

NUMERO CIVICO 174

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De Maria Domenico

Il Piano di Governo del Territorio di Varese è stato approvato con delibera comunale n.27 in data 12 Giugno 2014 e dovrebbe concludere l’iter burocratico di certificazioni varie entro il mese di settembre 2014.

Ammetto di aver capito ben poco dai 2 incontri con la cittadinanza ai quali avevo presenziato e pertanto attendo le conseguenze pratiche di questo nuovo P.G.T.

Il periodico di informazione del Comune di Varese di luglio-agosto 2014 dedica l’intera pagina 3

per dare un informazione sui criteri che hanno ispirato il piano per il futuro urbanistico della città.

Alcuni punti dell’articolo in ogni caso me li sono evidenziati.

1- tende alla riconversione delle zone già edificate

2-sarà più facile per il Comune acquisire aree su cui realizzare servizi pubblici (giardini pubblici,  parcheggi, strade, scuole) oppure proteggere dall’edificazione aree ad elevata valenza ambientale o paesaggistica.

3- la città manca di connessioni stradali in grado di sgravare il centro da un traffico opprimente.

Forse, pur non essendo in grado di capire il nuovo PGT, posso essere di aiuto nell’attuazione pratica di questi criteri in una zona della città.

Un’area di circa 15MILA MQ. situata a meno di 3 chilometri da Piazza Monte Grappa che ospitava nel passato impianti industriali, posta in prossimità di comode fermate degli autobus C e Z e quindi in grado di ospitare un parcheggio che servirebbe sia il traffico in entrata e sia quello in uscita dalla città, dove gli automobilisti potrebbero lasciare l’auto e con un biglietto da 1.30 entrare in città o salire al Sacro Monte, secondo il mio parere soddisfa abbastanza i punti sopra evidenziati.

Ritengo quindi che se gli estensori dell’articolo riguardante il PGT credono in ciò che hanno scritto dovrebbero visitare la zona che corrisponde al numero civico 174 di viale Aguggiari a Varese.

Non preoccupatevi troppo se il degrado ha un po’ deturpato l’area, ma se si crede in quello che si scrive, si potrebbe realizzare un servizio pubblico molto meno costoso di quello previsto alla Prima Cappella e soprattutto con una maggior disponibilità di posti a disposizione dei cittadini in tutti i 365 giorni dell’anno e non solo nelle poche giornate di caos automobilistico al Sacro Monte.

Cordiali saluti.

 

 

 

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